TIPO DELLA RAZZA AI PRIMI DEL '900
Il fenotipo della bovina romagnola all'inizio del 1900 era ancora influenzato dall'attitudine dinamica richiesta per le attività agricole. Anche se alla Tenuta Torlonia il lavoro di selezione, iniziato da Leopoldo Tosi, continuava fin dalla metà degli anni '70 dell'Ottocento, nelle varie contrade della Romagna era ancora possibile trovare fenotipi diversi. I bovini della zona collinare, per l'influenza della razza Maremmana, impiegata per migliorarne l'attitudine dinamica, erano mediamente più piccoli, meno muscolosi, dal mantello più scuro e con le corna più lunghe rispetto ai soggetti più vigorosi che si trovavano nelle aree fertili e pianeggianti delle province di Ravenna e Forlì. Per questi tratti distintivi il bestiame della fascia collinare veniva identificato con il termine di "Romagnola Montanara" o "Varietà Montanara". Sull'Appennino Tosco-Romagnolo era presente fino ai primi anni del '900 anche una popolazione bovina chiamata localmente "Pastorina", che risentiva dell'influsso della razza Chianina e che è stata progressivamente sostituita dalla Romagnola. Nel ferrarese e nel bolognese le popolazioni bovine risentivano per la maggior parte della razza Pugliese del Veneto. Di solito erano bovini alti, dal mantello chiaro, con arti lunghi, diametri trasversali stretti e scarsa muscolatura. Fino alla fine del 1700 nella provincia di Bologna veniva descritta anche la "Varietà Bazzana", a triplice attitudine, di taglia leggermente inferiore, con corna brevi, mantello dal fulvo al biondo chiaro e scarsamente pigmentata. Nel pesarese e nel Montefeltro, al confine tra l'Emilia-Romagna e le Marche, i bovini romagnoli mostravano talora l'influenza della Chianina, razza introdotta per migliorare la taglia nei bovini podolici nelle Marche. Questi soggetti, denominati "cornetti" fecero la loro comparsa sui mercati del Riminese e del Montefeltro alla fine dell'800 e venivano generalmente destinati all'ingrasso. Nell'area Riminese, fino alla fine del 1.700 era presente anche la "Varietà Trentina", dal mantello grigio e con una buona attitudine alla produzione di latte, anch'essa progressivamente assorbita dalla razza Romagnola. Nell'area orientale e pianeggiante del Ravennate era presente, alla fine del 1700, la "Varietà Armentana", di taglia grande, pigmentata, con corna a lira e con mantello grigio, particolarmente rustica e frequentemente allevata al pascolo nelle pinete litoranee anche durante I mesi invernali.
Sin da quando aveva preso in affitto la tenuta "La Torre" di S. Mauro Pascoli, nel 1875, Leopoldo Tosi aveva intrapreso una decisa attività di miglioramento del bestiame di scarsa qualità presente allora nelle colonie della tenuta, eliminando i tori che funzionavano nelle due stazioni di monta e sostituendo il bestiame con i soggetti rispondenti al modello che riteneva idoneo a produrre un maggiore reddito, reperito nei mercati e negli allevamenti dell'intera Romagna.
L'Istituzione dell'Herd Book aziendale e dei controlli funzionali accellerarono l'opera di miglioramento tanto che, grazie all'opera di Tosi, Cesena e i dintorni del Riminese erano considerati, all'inizio del XX secolo, la sorgente dei migliori soggetti della razza.
I tori illustrati in questa sezione sono rappresentativi della tipologia dei bovini romagnoli allevati nei primi decenni del '900 nelle diverse province. E' interessante notare, in alcuni casi, la forza degli anteriori e l'aspetto talora "sgambato", che identificano un fenotipo rivolto verso la duplice attitudine ma ancora ancorato all'attitudine dinamica. Altri soggetti sono invece più indicativi della razza Romagnola che popolava le zone pianeggianti delle province di Ravenna, Forlì e dell'Imolese, nei quali risulta evidente una tipologia più chiaramente orientata verso la produzione della carne.
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