STANDARD RAZZA BOVINA ROMAGNOLA
A partire dal1930, con l’avvio della Selezione Ufficiale, le caratteristiche etniche della razza Romagnola vennero codificate da uno specifico Standard di Razza, approvato dal Ministero dell’Agricoltura che, oltre a codificarne le attitudini e gli obbiettivi di selezione, procedeva alla descrizione dettagliata delle diverse regioni zoognostiche ed elencava i difetti ostativi all’iscrizione al Libro Genealogico. In quegli anni l’attitudine dinamica era necessaria all’espletamento dei lavori agricoli e venina considerata paritetica rispetto a quella per la produzione della carne. La ricerca di una certa rusticità veniva perciò perseguita con un particolare rigore formale, soprattutto per quanto concerne la pigmentazione cutanea, della lingua e delle mucose orali, la cornatura, il colore del mantello, l’abbondanza della giogaia e lo spessore della pelle, la forza dell’ossatura e degli arti. Un simile formalismo, per quanto distante dai canoni selettivi attuali, ha avuto un ruolo nel fissare in popolazione i caratteri etnici che rendono la Romagnola inconfondibile. Con il trascorrere del tempo, assecondando il diffondersi della meccanizzazione e l’evoluzione delle tecniche agronomiche, lo standard di razza è stato a più riprese modificato, rendendo sempre più marginale l’attitudine al lavoro e finendo per delineare un modello indicativo della specializzazione mono-attitudinale per la produzione della carne, come traspare dalla revisione effettuata nel 1961. Questo percorso è documentato dagli atti di innumerevoli simposi, dai resoconti dei raduni, dalle raccolte dei pesi alle età tipiche previste dai controlli funzionali e da periodici rilievi zoometrici effettuati sulla popolazione. Le misurazioni sul bestiame sono state effettuate periodicamente allo scopo di verificare l’evoluzione morfometrica della razza verso il tipo auspicato dalla selezione e sono documentate dai rilievi svolti nel 1900, nel 1937, nel 1973, nel 1982 e nel 1990. I rilievi del 1990 vennero effettuati da Anabic su un campione di circa 400 soggetti di sesso femminile rappresentativo dell’intera area di allevamento della razza e suddiviso in manze, vacche primipare e vacche pluripare. Relativamente ai rilievi sui soggetti di sesso maschile vennero misurati, all’età di 12 mesi, i torelli sottoposti a prova di performance presso il Centro Genetico Anabic. L’elaborazione dei rilievi servì a definire le classi relative alla scheda di valutazione morfologica lineare successivamente impiegata dagli esperti di razza. Nel 1990, la Commissione Tecnica Centrale ANABIC ha proceduto anche alla revisione degli Standard delle cinque razze bovine italiane da carne, delineandoli in modo univoco ed inserendoli nell’ambito delle Norme Tecniche del Disciplinare LGN. Tale revisione, oltre ad indirizzare la selezione verso una tipologia più affine alle esigenze del mercato, dando il massimo risalto alle caratteristiche concernenti la produzione di carne, palesa una maggiore tolleranza verso i difetti di tipo "formale" e non funzionale, eliminando le parti superflue relative a concetti di zoognostica generale ed usando la massima semplicità di esposizione onde evitare interpretazioni soggettive.
La selezione dei bovini di razza Romagnola ha lo scopo di produrre soggetti con spiccata attitudine alla produzione di carne (notevole velocità di accrescimento, precocità, resa alla macellazione) con ottime caratteristiche bromatologiche e organolettiche, salvaguardando le capacità di adattamento a sistemi di allevamento pascolativo e la buona attitudine materna.
Tipo da carne di notevole sviluppo somatico, di conformazione armonica, con evidenza del posteriore e dei diametri traversi, vivace ma docile.
Ciò che colpisce alla prima osservazione del bestiame di razza Romagnola è la compattezza della sua struttura, dovuta allo sviluppo armonico del tronco, dotato di diametri trasversi spiccati, alla ben espressa muscolosità e alla relativa brevità degli arti. La compattezza non implica grossolanità e deve accompagnarsi alla leggerezza e distinzione della testa e ad arti asciutti e puliti. La scioltezza del movimento ed il temperamento vivace ma docile costituiscono ulteriori elementi utili ad apprezzare i tratti funzionali di una razza che vede nei suoi trascorsi dinamici le ragioni della sua grande versatilità nell'adattamento ad ambienti anche difficili.
MANTELLO - Di colore bianco avorio con sfumature grigie soprattutto alle occhiaie, al collo, alle cosce, alle orecchie.
PIGMENTAZIONE - Devono presentare pigmentazione nera le seguenti parti: cavità orale, zona peri-vulvare e perianale, fiocco della coda e del pisciolare, musello, unghioni, punta delle corna e fondo dello scroto. La persistenza di peli rossi limitatamente alla regione del sincipite, la coda grigia e la depigmentazione parziale delle mucose orali sono tollerate in soggetti in possesso di requisiti morfo-funzionali pregevoli.
Il colore del mantello è un carattere etnico fondamentale. Nella Romagnola il pelame ha un colore bianco avorio con gradazione di colore grigio, più intense sul treno anteriore particolarmente nei tori. L'aspetto del mantello cambia a seconda delle stagioni. Grazie al clima tendenzialmente continentale della sua terra di origine, la Romagnola deve affrontare inverni rigidi ed estati caldo-umide. D'inverno, pertanto, il pelame si infoltisce assumendo un aspetto quasi lanoso, in particolare nei soggetti fino all’anno di età, e un colore più scuro. D'estate il pelo diviene più corto e chiaro. Il colore del mantello varia anche in funzione della tipologia di allevamento cui il bestiame è assoggettato, essendo solitamente più chiaro nei soggetti stallini rispetto a quelli bradi. Altro carattere etnico è la copiosa frangia di peli che dal sincipite scende verso la fronte. Come in tutte le razze derivate podoliche, anche nella Romagnola il vitello nasce fromentino per diventare bianco verso i tre mesi di età. La persistenza di peli rossi particolarmente alla regione del sincipite è tollerata in soggetti giovani e/o in possesso di caratteri morfo - funzionanli pregevoli. Tale carattere non implica pregresse forme di meticciamento, bensì la espressione discontinua di geni presenti nel patrimonio di razza. La pigmentazione deve essere ben descritta.
La selezione mira ad alleggerire il carico di pelle. La giogaia, riconoscendo la sua funzione termoregolatrice, non deve presentarsi troppo abbondante, come pure il prepuzio.
SKIN - Thin, elastic, easily lifted.
TESTA - Distinta, espressiva e leggera, non eccessivamente corta, a profilo rettilineo, con fronte piana, musello largo, corna leggere, non eccessivamente lunghe, a forma di lira e a sezione rotonda. È consentita la decornazione.
Le dimensioni della testa, rapportate a quelle generali del soggetto, devono denotare leggerezza e distinzione manifestando, ben marcati, i caratteri sessuali secondari. Il profilo fronto-nasale deve essere rettilineo o leggermente concavo; la fronte ampia; gli occhi vivaci, non a fior di testa ma profondi nelle orbite, con palpebre "a mandorla"; il musello deve essere ampio, i masseteri potenti. La giogaia deve essere leggera alla regione della gola, come leggere devono essere devono essere le corna, a sezione rotonda, a lira media nella vacca e a semiluna nel toro, di colore ardesia nei giovani e bianco-giallastre alla base e nere in punta, negli adulti. Gli orecchi sono ampi, portati orizzontalmente, estremamente mobili.
COLLO – Di media lunghezza, muscoloso, con gibbosità alquanto pronunciata nei tori, muscoloso nelle femmine. Giogaia leggera.
Collo potente e muscoloso, con cute ricca di pliche, si presenta maggiormente muscoloso nel maschio, anche in giovane età. La giogaia deve essere leggera.
Le spalle devono essere ampie, coperte da una abbondante coltre muscolare, mostrare continuità armonica con le regioni contigue, oltre a presentare un giusto angolo articolare (115-120°) tra scapola e omero.
La regione deve manifestarsi larga, muscolosa, pianeggiante, in parallelo con l'attitudine produttiva della razza, riflettendo una spiccata muscolosità generale e deve fondersi armoniosamente nelle regioni contigue.
Regione di fondamentale importanza, il dorso deve evidenziare la doppia convessità, fondendosi con le regioni contigue, del garrese e dei lombi, senza discontinuità.
Al pari del dorso i lombi devono essere marcatamente muscolosi, pieni. lunghi e spessi. La linea dorsale deve presentarsi rettilinea o lievemente inclinata in senso antero-posteriore (particolarmente nei maschi adulti). Questa conformazione denota vigore strutturale e tono della muscolatura ottimali.
Valido elemento di valutazione del vigore e della capacità toracica, deve essere ampio e potente, muscoloso, disceso, pieno.
TORACE - Ampio e profondo, con costato arcuato, coperto da masse muscolari.
Regione di fondamentale importanza nel determinare lo sviluppo della gabbia toracica e quindi, la adeguata funzionalità per cuore e polmoni, è un importante indice di robustezza costituzionale. Nella Romagnola le coste sono ben arcuate, disposte verticalmente e l'altezza del torace è sempre preponderante rispetto alla distanza sterno-suolo.
L'addome deve essere ben sostenuto, garantendo una valida capacità ingestiva e rendendo la linea inferiore pressochè rettilinea. La capacità addominale deve tendere a svilupparsi più in senso longitudinale che nella profondità dell’addome.
FIANCHI - Pieni, ben raccordati con le regioni contigue.
La regione, pari, non deve presentare asimmetrie che denotino rilasciamenti o smagliature della tunica addominale.
GROPPA - Lunga, larga, coperta di grandi masse muscolari, orizzontale o con lieve inclinazione antero posteriore; spina sacrale non rilevata; coda sottile, con attacco regolare, discendente fino al garretto.
Regione di primaria importanza per la produzione di tagli nobili. Il codale deve essere piatto, la coda lunga almeno fino al garretto. I diametri trasversali anteriori, bis-trocanterici e posteriori sono accentuati, predisponendo ad una bassa incidenza dei problemi di parto anche nelle primipare.
Queste regioni, di importanza primaria nel bovino da carne, sono particolarmente sviluppate nei soggetti romagnoli di ambo i sessi. La muscolatura è compatta e con profili marcatamente convessi delle due regioni.
THIGH - Deep, wide, muscular, convex.
BUTTOCK - Thick, muscular, markedly convex.
ARTI ANTERIORI - Appiombi corretti, braccio ed avambraccio muscolosi, stinco solido e leggero.
PIEDI - Forti, ben serrati, con talloni alti.
La Romagnola è apprezzata per la solidità dei suoi arti e piedi. Gli arti, sia anteriori che posteriori devono presentarsi asciutti, con articolazioni robuste e nette, bene in appiombo. Il piede è di medie dimensioni, giustamente angolato, con unghioni simmetrici, con tessuto corneo pigmentato, forti, ben serrati e con talloni alti. Il movimento deve essere sciolto e armonico.
MAMMELLA - Sviluppata, vascolarizzata, a base larga. Quarti regolari. Spugnosa al tatto. Capezzoli ben diretti e di giuste dimensioni per l'allattamento.
La mammella deve avere buona capacità, con quarti armonicamente sviluppati e capezzoli di giuste dimensioni per far sì che l'allevamento del vitello, specie nei primi giorni dopo il parto, possa avvenire senza problemi.
La Romagnola viene considerata una razza di grande taglia. I tori possono raggiungere la statura di oltre 165 cm al garrese e un peso superiore a 1.400 kg, mentre nelle vacche la statura media è di 150 cm e il peso medio in età adulta si aggira intorno ai 750-800 kg, con punte fino ai 1.000 kg. La taglia grande predispone ad importanti accrescimenti ed è correlata ad una valida capacità ingestiva e ad un elevato indice di conversione alimentare, pari a 5,2 Unità Foraggere/ kg di incremento ponderale. Ciò permette di modulare l’età di macellazione. Al centro genetico, in condizioni standardizzate, gli accrescimenti medi giornalieri in test sono intorno ai 1.700 grammi/giorno, con frequenti punte pari o superiori a 2 kg. Occorre specificare che le tecniche adottate da Anabic per il performance test non si basano sull’estremizzazione dei record produttivi, bensì sul confronto entro gruppo in condizioni standardizzate. La maturazione commerciale può essere raggiunta a partire dall’età di 16 mesi e mediamente all’età di 18-20 mesi, ad un peso vivo di 750-800 kg, con rese della carcassa a caldo comprese tra il 60% e il 65%. La copertura muscolare, accentuata ed uniforme, risulta particolarmente spessa e convessa a livello dei lombi e dei quarti posteriori. La carcassa tende ad avere una buona copertura di grasso sottocutaneo, che la predispone favorevolmente alla frollatura. La carne, dal colorito rosato, a grana fine, tenera, con marezzatura di grasso poco accentuata, ha un sapore intenso, particolarmente nei soggetti che hanno vissuto al pascolo durante la fase iniziale della loro vita, ed è ricca di eme, un composto del ferro facilmente assimilabile a livello intestinale. Il contenuto in grassi della carne è attorno al 3% e gli acidi grassi prevalenti sono quelli polinsaturi a lunga catena (linolenico e arachidonico), benefici dal punto di vista nutraceutico. Il contenuto in acqua è del 74% mentre le proteine raggiungono il 23%. Le carni della razza Romagnola, al pari di quella prodotta dalle altre 4 razze bovine italiane da carne, sono tutelate dal 1982, dal Consorzio Produttori Carni Bovine Pregiate (CCBI) e possono fregiarsi, dal 1998, assieme a quelle delle razze Chianina e Marchigiana, del marchio IGP “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”, sotto l’egida dell’omonimo Consorzio di Tutela. Il protocollo IGP vieta la somministrazione agli animali di sottoprodotti e di farine di carne, oltre all’impiego di insilati nella fase finale del finissaggio. Ciò garantisce una maggiore qualità del prodotto riducendo la perdita in acqua della carne, che mantiene un colore più brillante al taglio. Accanto alla produzione carnea, indicativa della sua specializzazione mono-attitudinale, la razza vanta una produttività di tutto rispetto anche relativamente alla linea femminile. La durata prevista della gestazione di 287 giorni, può protrarsi talora per qualche giorno.
I vitelli nascono di colore fromentino e il mantello diventa bianco intorno a 3 mesi di età. Il loro peso alla nascita è compreso mediamente tra i 35 e i 50 kg con variazioni dipendenti principalmente dal sesso del vitello, dall’ordine di parto della madre e dal management. La forma del vitello è piuttosto affusolata e solitamente non ostacola il parto. La percentuale di parti con ricorso al taglio cesareo è bassa, inferiore al 3%, e la gemellarità occorre nel 3% dei parti.
Le vacche hanno attitudini materne spiccate e la loro produzione lattea, che si aggira mediamente intorno ai 10 kg giornalieri, con il 4,7% di grasso e il 3,5% di proteine, è sufficiente a portare il vitello allo svezzamento con accrescimenti ponderali giornalieri, sotto madre, spesso superiori al kilogrammo. Le manze raggiungono la pubertà intorno agli 11 mesi e possono essere fecondate a 16 mesi, anche se molti allevatori tendono prudenzialmente a coprirle attorno ai 18 mesi, sia per permettere loro di esprimere un adeguato sviluppo, che di affrontare al meglio le eventuali difficoltà di ordine climatico e ambientale dell’allevamento al pascolo. Le vacche sono produttive e longeve, rimanendo in allevamento anche fino a 15-16 anni di età e anche oltre. L’attitudine al pascolamento è notevole e il bestiame ha una ottima mobilità, riuscendo a sfruttare pienamente le risorse alimentari disponibili. La stagione di pascolo comincia solitamente a fine aprile, protraendosi, se le condizioni meteorologiche lo consentono, fino ai primi di dicembre. I vitelli vengono solitamente venduti allo svezzamento, a circa 6 mesi di età e con un peso medio di circa 250 kg per i maschi e di 200 kg per le femmine. Un altro punto a favore della razza è la sua docilità, che ne rende solitamente agevole il maneggio. Anche il temperamento è oggetto di valutazione genetica.
Per quanto riguarda l’adattabilità della Romagnola, i commenti degli allevatori in ambito internazionale sono più che favorevoli. Il pelo folto e lanoso dei soggetti giovani, al pari di quello più fitto del quale gli animali si ricoprono nella stagione fredda, permette al bestiame di superare l’inclemenza invernale a diverse latitudini, mentre la pigmentazione cutanea, abbinata al mantello di colore avorio, alla presenza della giogaia e al pelo corto e rasato che caratterizza gli animali durante la stagione estiva, permette alla razza di ambientarsi egregiamente anche in Paesi caratterizzati da una forte irradiazione solare. Un ultimo aspetto importante riguarda il rispetto che la Romagnola si è guadagnata come razza incrociante, risultando competitiva sia sulle razze da latte, che su quelle da carne, zebuine e taurine, con classificazioni favorevoli relativamente agli accrescimenti, alla conformazione, alla resa in carcassa, al grasso di copertura e alla marezzatura della carne. Il trend degli indici genetici elaborati in Anabic per i caratteri di accrescimento, muscolosità, età di macellazione, peso in carcassa, e per quelli relativi ai diversi tratti di morfologia, è positivo.
Il decremento numerico che la Romagnola ha impietosamente subito negli ultimi decenni, non dipende quindi dalla sua mancanza di produttività o di competitività nei confronti delle altre razze da carne, sia italiane che straniere. Le prestazioni che le varie razze esprimono vanno infatti sempre contestualizzate in relazione ai diversi ambienti e alle richieste dei mercati nelle quali sono chiamate ad inserirsi. La Romagnola ha dimostrato nel tempo di meritare pienamente l’appellativo di razza cosmopolita, nonostante le esigue consistenze in casa propria, e ciò potrebbe rivelarsi utile per garantirle un futuro attingendo al materiale genetico che, a seguito delle esportazioni avvenute a partire dagli anni ’70, è andato sviluppandosi in vari Paesi. I nuclei di maggiore interesse si trovano attualmente in Australia, in Sud Africa, negli Stati Uniti, in Messico e, più recentemente in Namibia. In ciascuno di questi Paesi la razza, allevata sia in purezza che in programmi di up-grading, viene tutelata da una propria Associazione di razza che ne detiene il Libro Genealogico.
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